giovedì 6 novembre 2014

Il cane da guardia del potere

Su Il Sole 24 ore di qualche giorno fa ho trovato un articolo introdotto da una citazione che riporto qui:
"Un giornalista politico può contare su circa millecinquecento lettori: i ministri e i sottosegretari (tutti), i parlamentari (parte), i dirigenti di partito, sindacalisti, alti prelati e qualche industriale che vuole mostrarsi informato. Il resto non conta, anche se il giornale  vende trecentomila copie... Tutto il sistema è organizzato sul rapporto tra il giornalista politico e quel gruppo di lettori privilegiati... È l'atmosfera delle recite in famiglia, con protagonisti che si conoscono sin dall'infanzia, si offrono a vicenda le battute, parlano una lingua allusiva e, anche quando si detestano, si vogliono bene" (Enzo Forcella, Millecinquecento lettori, "Tempo presente", giugno 1959).
Ho pensato alla definizione, spesso invocata, del giornalista quale cane da guardia del potere, che ho sempre trovato tipicamente italiana nella sua ambiguità: quel "del" significa "a difesa dal" o "a difesa del"?

mercoledì 17 aprile 2013

Favorisca i documenti

Dal "Verbale di perquisizione locale e contestuale sequestro":
"Iniziavano così le operazioni di perquisizione dell'appartamento in questione e all'interno vi erano presenti anche la signora __, il signor __ ed minore di anni 2 tale __ nato il __2010 a __. Quest'ultimo veniva sorpreso senza alcun tipo di documento di riconoscimento e non forniva alcuna giustificazione all'assenza dei precitati documenti".

(nella realtà, privo dei documenti non era "quest'ultimo" ma il precedente; tuttavia, con la sua scelta l'estensore del verbale ha voluto donarci un momento di buonumore)

giovedì 17 gennaio 2013

Giustizia (?) sportiva

Giusto processo, presunzione d'innocenza, diritto di difesa?
Sì certo, almeno sulla carta. A meno che tu non sia uno sportivo professionista, in particolare un calciatore.
In tal caso, infatti, i cosiddetti organi di giustizia sportiva sostengono che "per ritenere la responsabilità da parte del soggetto incolpato di una violazione disciplinare sportiva non è necessaria la certezza assoluta della commissione dell'illecito – certezza che, peraltro, nella maggior parte dei casi sarebbe una mera astrazione – né il superamento del ragionevole dubbio".
Insomma, anche se c'è un ragionevole dubbio che l'accusa sia falsa, intanto ti condannano.
E, per tutti, tu sei colpevole.
Poi non ci si deve stupire se qualcuno si rifiuta di chiamarla "giustizia sportiva"...

giovedì 13 dicembre 2012

Ok, il prezzo è giusto

Se, se, se...
Se un uomo viene imprigionato per aver espresso il proprio pensiero, ci sentiamo tutti meno liberi.
Ma se un uomo inventa un fatto, mai accaduto, e lo attribuisce falsamente ad un'altra persona, al solo scopo di denigrarla e di distruggerne la reputazione, siamo sicuri che sia la stessa cosa? Tra un'opinione e un fatto (inesistente), c'è una bella differenza.
Se poi quell'uomo può utilizzare i media, mentre la sua vittima no, si può parlare ancora di libertà di pensiero o piuttosto abuso di potere?
Se penso che quell'uomo si è rifiutato di correggere il proprio "errore", nonostante la legge glielo imponga, non riesco proprio a capire chi si scandalizza della punizione.

A meno che non si preferisca un mondo in cui chiunque possa denigrare il prossimo, purché paghi una somma di denaro predeterminata.
Che bella quella macchina del fango: quanto viene?

lunedì 15 ottobre 2012

Esattamente uguale

La città di Helsinki, capitale della Finlandia, ha votato un documento secondo il quale non garantirà più appalti alle imprese che hanno sede in paradisi fiscali, perché "tax evasion undermines the capacity of municipalities to provide social services", come spiega un articolo di Ips ("Helsinki Boycotts Tax Havens", Inter Press Service, 6 ottobre 2012).

lunedì 24 settembre 2012

Bel Paese

Da un comunicato della Camera Penale di Milano:
In questi giorni, dopo aver letto i quotidiani, i figli di un abitante di Gorno, paesino della Valle del Riso, hanno appreso che loro padre - che è purtroppo morto nel 1999, così da essere anche facilmente riconoscibile dai suoi concittadini - è stato individuato come "il padre del presunto assassino" di Yara Gambirasio, la ragazza tredicenne di Brembate di Sopra che è stata uccisa il 26 novembre 2010 senza che ancora sia stato trovato il colpevole.
Tale conclusione è stata espressa dal direttore del Dipartimento di genetica medica del Policlinico di Tor Vergata, che ha estratto il DNA del padre dal bollo della sua patente e da un francobollo di una cartolina.
Dato, però, che il DNA dei due figli non coincide con quello del presunto assassino, per gli inquirenti l'unica alternativa è che loro padre abbia un figlio illegittimo e, "per tagliare la testa al toro" - così si è espresso il consulente dell'accusa -, gli inquirenti stanno valutando di riesumarne la salma.